qua ci metterò i miei pensieri appena mi passano per la testa!
----------------------------------------------------aggiornato il 15/7/26

persone varie che leggete il mio blog, ciao
quindi...
Ho fatto gli esami, finalmente. Dopo lunghi ed estenuanti giorni passati a lavorare sotto i perennemente preoccupati occhi di mia madre, alla fine faccio i due scritti (italiano è andata una meraviglia, mentre sistemi e reti è stato un mezzo fisco che mi stupisco sia riuscito ad arrivare al cinque e mezzo) e l'orale (che è stato divertente, anche se non so se sia stata una cosa giusta mettere ogni tanto commenti ironici, però tutti si sono divertiti). Nonostante il caldo di fine giugno, ero a scuola con i pantaloni lunghi. Jeans a zampa e camicia color salmone, sudata meno rispetto a quanto mi aspettavo e per niente preoccupata. Ripassavo pigramente le mie battute da recitare davanti alla commissione d'esame, mentre ero circondata dalla mia famiglia (non so come abbiano fatto mia mamma e mio padre ad arrivare) e dal mio amico, migliore amico. Si raccontavano di varie cose, con lo sguardo più o meno stanco. Mia sorella piccola tornava da un pigiama party e voleva dormire su un banco, mia sorella grande ha chiesto ferie dal suo lavoro ad una bancarella di svapo a Voghera, mio padre credo sia entrato a lavoro più tardi e mia madre anche lei.
Lei ha in mente in questo periodo solo sua mamma, che è in ospedale da quando è iniziato maggio. Non nasconderò che io ho paura per mia nonna e spero con tutta me stessa ce la faccia ad uscire da questo periodo di pene incredibili. Poco prima del mio esame, mia madre ha fatto incidente con la Touran, che abbiamo dal 2015, e ora ha praticamente la parte davanti mancante. Quindi usa la polo, che è di mia nonna ma che uso solitamente io per fare Pavia-Mede e viceversa. Credo stessero parlando solo di quello, lei e mio padre. Mia sorella maggiore invece patisce un po' il caldo e si guarda attorno, solo per poi tornare a guardare il telefono. Mia sorella piccola è sdraiata su due banchi.
Il mio amico ed io siamo seduti su due banchi, mi stava facendo vedere un video sul suo telefono. Poi una bidella mi chiama, è arrivato il momento.
Camminato un'ultima volta il corridoio buio che portava al laboratorio di informatica, scorgo sulla lavagna luminosa il mio sito web. Entrata, saluto con un buongiorno e mi posiziono davanti alla commissione; diversi ventilatori facevano un po' da luci della ribalta, puntati alla rinfusa, e davanti a me stavano i vicari di sistemi e reti, informatica, italiano e inglese.
Inizia così la mia performance, tessi le disgrazie degli anni passati, goffamente descrissi come funziona l'architettura Rest e la DMZ sotto gli occhi glaciali dei professori. Poi, con inglese riuscii un po' a sciogliere, dal tanto che ho raccontato della storia di internet.
Mi ero detta e ridetta di fare un qualcosa di serio, però... Mi stavo trovando troppo a mio agio per non fare commenti un po' ironici su me ed il mio percorso. Con letteratura, poi, mi sono proprio sbizzarrita. Ho studiato i futuristi per prenderli in giro quanto più possibile e mentre raccontavo delle peripezie di Marinetti e la sua malagente, ho notato dietro la fila di prof, più al buio, la mia famiglia, il mio amico ed il mio prof di sistemi, che guardava da in piedi. Non ci ho dato tanto peso, ho proseguito dritta per la mia via. E quindi finisco la presentazione, anche discretamente bene. I prof hanno commentato la mia penultima battuta di chiusura che mi son studiata a memoria ("meglio aspettarsi niente da nessuno e tutto andrà bene") con una sorta di risata un po' amara. Stupiti del mio pessimismo, mi son giustificata con "a me Leopardi è rimasto dentro!". La prof di italiano rispose con: "però Leopardi non è sempre stato pessimista!"
E io rispondo con qualcosa tipo: "quando non lo è stato più è morto, io sono ancora in vita e ci terrei ad esserlo". Altra risata.
Visto lo scritto, in cui la prof mi ha dato anche della futurista (mi sa che dovrò ripassare sintassi), mi dice che è stata colpita dai riferimenti culturali che non fossero soltanto autori, ha apprezzato quello che ho detto di Van Gogh. Apparte quello, è stato un bel tema, da nove.
Poi passo alla prova di sistemi, della quale sappiamo sia io che il prof quale sia stato il mio problema: non ho fatto due terzi della prova. Però oltre a quello mi ha anche fatto notare che l'indirizzo che avevo scelto come privato era in realtà pubblico. Io, tra due alla trentaduesima indirizzi ho proprio scelto uno che era pubblico e l'ho usato come base. Allora la fortuna esiste.
Commentata anche quella prova, ringrazio ed usciamo tutti. Mi ferma il prof di informatica, che dopo avermi detto che il messaggio nella presentazione che ho dato era stato chiaro, mi porge la mano per stringermela. Io mi scuso per la mia testa, e la stringo. Lo ringrazio di nuovo e proseguiamo per il corridoio. Le mie sorelle scendono tutte eccitate le scale, vanno a prepararmi una sorpresa. Allora rimaniamo io, i miei genitori e il mio amico, a camminare nei lunghi infiniti corridoi in cui passammo cinque anni. Scese le scale, all'ingresso troviamo il mio prof di sistemi, che si congratula con me per la mia presentazione, mi stringe la mano e dopo un ultimo saluto, usciamo da scuola. Sotto i cancelli, avendo il mio amico visto le mie sorelle con lo champagne, mi spinge verso loro, e dopo aver stappato, mi lavano con la schiuma. Rimpiango i miei capelli lavati la sera prima e bevo un sorso di spumante dalla bottiglia.
Più tardi, parlando con la psicologa ho avuto un po' di tempo per elaborare l'immagine di me e la mia famiglia tutti assieme per più di 10 minuti. Mi sembra... Pascoliano. Crescendo ho un po' perso il mio nido, prima con la separazione dei miei, poi con mia sorella che torna a vivere a Mede. Mi sembrava un attimo di stare in una di quelle foto che facevamo in vacanza, noi cinque tutti assieme con un bel sorriso in faccia. Mi sembra così remoto un tempo come quello, eppure così vicino... E pensare che la più giovane ora comincia le superiori - di fianco alla mia scuola, perlopiù. Non vedo la mia famiglia così da tanto, e non saprei se manca anche a me quel nido distrutto dal tempo oppure se sono felice di essere finalmente fuori dal Cardano.
Più tardi, io e mia madre partiamo per andare a mangiare una pizza assieme a Pietro, suo amico. Mentre eravamo sul ponte coperto, mia madre mi parlò un po' di quel che le ha detto il prof di sistemi. Ha detto che era colpito da come spiegavo le cose, non tanto legate alla sistemistica in sé, ma alla storia dietro essa. Gli è rimasta impressa la presentazione che ho fatto sulla storia della telefonia due anni fa, ed è per quello che è venuto a vedermi. Mia madre ha anche detto che dopo di me ha preso la moto ed è partito per casa sua. Sono stata l'unica persona a cui ha visto l'orale.
Non capisco l'impatto che ho io sulle persone.
Il giorno dopo l'orale, mia nonna viene a mancare, e mia madre e sua sorella sono in lacrime, come io, le mie sorelle e le mie cugine dopotutto. le ore alle pompe funebri sembravano interminabili, e la notte durante quei giorni dormivo veramente poco. come se non bastasse, mia madre ha fatto pure incidente con la touran. lei sta bene, la toruan aveva tutta la parte davanti sganciata. Poi arriva il giorno del funerale e nonostante io provi a piangere, proprio non ce la faccio. neanche quando l'hanno murata. forse l'unica cosa buona è che eravamo tutti assieme, noi suoi nipoti, come non succedeva da anni. i funerali si tennero il 30 giugno; con quelli finì giugno catastrofe, dove ne accaddero di cotte e di crude, ed il pride nessuno lo caga più. Però lo vedevo anche come segno di un nuovo inizio. l'inizio dell'estate in cui posso fare quello che mi pare quando mi pare. Quindi decisi di prendere, i primi di luglio, e andare al mare per un paio di giorni. Vado nella terra natìa del mio universo letterario, la Liguria, e passo un paio di giorni in completa solitudine. Ho potuto contemplare l'inutilità dell'autoerotismo e la rozzezza di un corpo sempre più coperto di peli, odori e chili di lipidi. ho anche letto 'la locandiera' - che rimane sempre una delle mie opere di Goldoni preferite - e un po' ho provato a recitarla, sempre con le battutre davanti a me. Io adoro il personaggio di Mirandolina, una donna determinata e determinante, che gestisce la sua locanda e insacca tutti gli uomini che incontra come salami. E poi, lei detesta il matrimonio e in certi livelli gli uomini, le impedisce di essere libera. Non cade tanto facilmente nelle lusinghe di chissà quali signori con chissà quali fazzoletti o grandi danari (o meglio, lugagni), però le accetta solo per far loro un dispetto. Ecco, genti del mio blog, il migliore personaggio del teatro in assoluto. E anche se alla fine si sposa, non si sposa mica con i ricconi, si sposa con un suo collega, molto più umile di lei. Certo è una scena veramente struggente, però meglio che cadere nelle grinfie del cavaliere di Ripafratta (misogino come marinetti e vannacci messi assieme). È stato il primo personaggio che ho interpretato, Mirandolina. Ero in seconda superiore, e per un lavoro di letteratura abbiamo dovuto spartire tra noi cinque del mio gruppo diversi ruoli. altri, per viril codarderia, han deciso di prendere tutti ruoli maschili, lasciando a me quello di Mirandolina. Li ringrazio, nonostante per colpa loro abbia imparato a bestemmiare a 15 anni, e li ringrazio anche perché mi sono anche presa un bel 9. Poi Goldoni non lo vedo più per un po', fino a marzo del 2025, dove lo faccio di letteratura assieme a Parini e Alfieri. Per il primo novecento c'è la triade Carducci-Pascoli-dannunzio, secondo me per il XVIII secolo c'è Alfieri-Parini-Goldoni. Con loro ho potuto ricominciare a ridere dell'alta borghesia paragonandoli ai vari giovin signori aristocratici che venivano caricaturati da questi autori. Sarebbe proprio bello un giorno poter caricaturare o scrivere satira di quei luridi porci pedofili che tirano le fila di wall street (altro posto che porca puttana farebbe meglio ad esplodere assieme a tutti i trader che ci vanno dentro che crepassero di morte atroce tra le natiche di satana). Però torniamo al mare. Ho anche deciso di andare a Genova, non perché abbia un conto in sospeso ma perchè potevo. Niente acquario o museo del mare, giro per i caruggi a guardarmi intorno. cammino cammino e ad un certo punto trovo un negosio di musica. Volete che io non ci entri? Quindi entro e chiedo se hanno qualcosa dei pornoriviste (band punk che adoro), rispondono che sono cose rare ma hanno qualcosa di simile. mi danno quindi enoclitech degli spaventapassere. assieme a quello mi danno anche i tanto decantati fanzine, che per chi non sapesse sono delle riviste fatte dai fan che parlano di concerti a cui sono stati e sono completamente autofinanziate. Ho preso forse l'ultimo numero della UP fanzine. anzi, sapete che vi dico? Se siete italiani e alternativi andate da Flamingo records e prendete quella fanzine. Dai. Vi prego. E bon, prendo il treno e torno nella mia casa al mare, dove da poco ho anche ricominciato a disegnare gli aerei antropomorfi. Sì, faccio anche quello. Sì, sono lesbiche. No, non sono aerei dell'esercito. Sì, ho iniziato un racconto con loro dentro che è rimasto a metà. E pensare che dovrei pure finire di scrivere in simili circostanze e nearì saffo... c'est la vie. Comunque, al ritorno dal mare vado a farmi bruciare con l'azoto liquido le verruche che avevo sotto il piede. Poi vado con mia cugina acquisita a Serravalle a fare un po' di compere e a rovistare da victoria secret cose 'esotiche'. ci troviamo davanti ad un contenitore pieno di mutandine, prende in mano un qualcosa di non ben definito e poi mi dice: 'Che cos'è questo?"
io guardo e mi pongo la stessa domanda. vedo che non è un paio di mutande e noto che ha un grande buco al centro. penso: 'magari un qualcosa da mettere al collo che si attacca al reggiseno?' e quindi me lo infilo dalla testa, passandoci molto comodamente. Poi si avvicina una commessa che ci dice, trattenendosi dal ridere: 'Quello è un reggicalze!' E giù grasse risate. mia cugina mi ha poi detto che quella commessa si stava spanciando dal ridere al vedere me che mi infilavo quello in testa. Poi che altro...
Ah sì! domenica 12 luglio c'era il concerto di Max Pezzali al san siro, e io e mio padre abbiamo deciso di andarci assieme, mentre mia sorella piccola ci ha snobbato. Ci siamo divertiti un mondo e abbiamo cantato a squarciagola mentre max si muoveva sul palco, costellato di oggetti anni 90. mi piace anche come all'inizio ripesca un po' il festivalbar, che da quando son nata non se ne fa più uno (colpa di internet) ma almeno sette diversi sparsi per tutta l'estate e la penisola. Ho cantato con il cuore in mano come mai, tenuto il tempo con le gambe e con le mani, chiesto: 'Maaaan, dove vai?' con nord sud ovest est e ho urlato non me la menare. ho anche cantato cumuli, che mio padre non sapeva per mia sorpresa. insomma, alla fine del concerto si va in rotta per casa di dio e mi parte l'ispirazione, sacrosanta ispirazione, per scrivere quella parte di free for all 2 in cui Giulia ed Euforia vanno a Pavia proprio quando in radio passano gli 883. quindi questo ci porta ad adesso. devo scrivere una mail a quelli dell'università per potermi iscrivere e fuori sento tuoni. più tardi poi viene mio zio a far le foto alla macchina da vendere. e chissà, se magari mi può dire qualcosa della panda di mia zia, che riposa sotto la tettoia di casa sua da mesi ormai.
che dire, spero che la panda la ceda, e che finalmente montati orologi e accessori vari possa usarla un po' per i fatti miei e partire alla volta di Volandia, perchè io adesso ho proprio la passione per gli aerei. siate liberi.
-euforia